UNITRE 30 4 26 resoconto - I.S.V.N.A. - dal 1970 al servizio della cultura netina

Istituto per lo Studio e la Valorizzazione di Noto e delle sue Antichità
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    Lectio Magistralis del Presidente
all'UNITRE (30 aprile 2026)

La protezione sociale
di ragazze orfane e bambini proietti
a Noto tra '600 e '700


      Anche quest’anno il Presidente Balsamo ha svolto il 30 aprile, per i soci dell’UNITRE, una lectio magistralis.
   Tema prescelto La protezione sociale di ragazze orfane e bambini ‘proietti’ a Noto tra ’600 e ’700: un aspetto della storia netina conosciuto (nelle linee essenziali) solo da qualche studioso, ed invece meritevole di essere divulgato, perché, malgrado l’epoca illustrata nella relazione sia molto lontana dalla nostra, i due problemi sociali in essa trattati (presentano in ogni tempo, compreso il nostro, qualche aspetto di costante attualità, pur con grandi differenze.
  Questi appunto i concetti fondamentali illustrati nella Premessa: in tutte le epoche, dalle più remote fino alla nostra, l’umanità ha dovuto far fronte, ovunque, a molteplici gravi problemi: da quelli provocati da eventi naturali (come terremoti, alluvioni, pestilenze ecc.) a quelli causati invece da fatti dell’uomo (guerre, rivoluzioni, crudeltà, violenze varie ecc.).
   Per quelli naturali (che sono i più visibili ed eclatanti) si sono trovati nel tempo soluzioni o rimedi più o meno efficaci mentre per quelli originati dal comportamento dell’uomo (che spesso sfuggono alla percezione, vengono trascurati, o peggio sono causati da atti criminali) si stenta oggi a scoprirli e a contrastarli, malgrado una più matura coscienza sociale degli Stati e delle Associazioni, e nei secoli scorsi erano quasi sempre Istituzioni private e singole benemerite figure di filantropi e benefattori a cercare di venire incontro non solo ai casi di estrema povertà, ma anche a quelli di ancor maggiore valenza sociale rappresentati da due categorie di persone particolarmente bisognose di intervento e sostegno.
   Appunto questo seppero fare i Netini nell’ultimo secolo della loro antica patria dell’Alveria, distrutta dal terremoto del 1693, e nel primo della splendida nuova Noto barocca sorta sul colle Meti.
   Il Presidente ha quindi iniziato a parlare, con la frequente proiezione di slides descrittive, per favorire la lettura del primo dei due problemi sociali illustrati: quello delle ragazze (chiamate nei documenti donzelle o fanciulle) in stato di vera povertà o addirittura orfane di uno o di entrambi i genitori.
   Ha quindi delineato quel benemerito Istituto giuridico del tempo costituito dai legati di maritaggio, fondati da cittadini abbienti (i più noti fra i tanti, Nicolò Mandalà, Alfio Mandraro, i coniugi Nicolò e Paola Rustico, Antonino Sbach, Pasquale Gazzara), finalizzati a consentire ogni anno ad una o più ragazze bisognose (e nel loro insieme ad un discreto numero di esse) di poter contrarre matrimonio e di contribuire a sostenerne gli oneri.
   Ben più drammatica la situazione di ragazze non solo povere, ma orfane di entrambi i genitori, esposte fatalmente alle turpi voglie di uomini senza scrupoli e inesorabilmente avviate allo sfruttamento e alla prostituzione.
   Di esse si fece carico uno dei grandi della storia della città: il ricchissimo barone Carlo Giavanti, che nel 1606 fondò la Casa del Refugio, appunto dedicata ad assicurare vitto e alloggio, e soprattutto protezione, a tante sventurate ragazze rimaste orfane e prive di mezzi (circa 40). Un’Istituzione quindi di grande rilievo sociale, che dopo la catastrofe della distruzione della città riprese la sua benemerita attività nella nuova Noto, sia pur decadendo lentamente per la diminuzione delle rendite.
   Il relatore è poi passato ad illustrare il secondo grave  problema, quello dei neonati proietti, detti anche gittatelli, affidati alla ruota dei Monasteri femminili o semplicemente buttati via agli angoli delle strade o in luoghi isolati.
   Diversa quindi la loro sorte: nel primo caso accolti dalle monache e affidati all’Ospedale di S. Maria di Loreto o a private nutrici; nel secondo, talvolta ritrovati da persone pietose e accuditi, ma spesso trovati già morti o sbranati da cani randagi.
   Il loro numero aumentò enormemente nel corso del Settecento, allarmando le Autorità di Palermo, che, informate da Noto, scoprirono una singolare truffa: spesso erano proprio le madri ad affidare alla ruota i loro piccoli, e poi si offrivano come nutrici per allattarli, lucrando in tal modo un compenso!
   Così i numeri scesero e la situazione tornò sotto controllo, mentre tanti cittadini non fecero mancare mai ai piccoli il loro aiuto.
   A conclusione della lectio il Presidente ha affermato che da essa consegue per i Netini il dovere — etico e storico — di ricordare, oltre i Grandi dell’Antica Noto, quelli dell’Umanesimo (Aurispa, Cassarino, Marrasio, De Mello) e del Rinascimento (Manuella, Carnilivari), ed oltre i 3 architetti della risorta Noto Barocca (Gagliardi, Sinatra, Labisi) anche i filantropi e benefattori, grandi e piccoli, che non hanno lasciato tracce visibili del loro agire, non monumenti, né opere letterarie e poetiche, ma hanno fortemente caratterizzato nell’ultimo secolo dell’antica Noto dell’Alveria e nel primo della splendida nuova Noto del Meti una società animata da sentimenti di grande attenzione a due delle categorie più bisognose di aiuto, cercando di sottrarre le ragazze orfane allo squallore morale della prostituzione e dello sfruttamento e gli sventurati piccoli proietti alla morte, alla denutrizione, a una vita di povertà assoluta, che fatalmente li induceva a delinquere, pur di sopravvivere.
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